Art Dubai 2026
C’è stato un tempo in cui uscire da una fiera d’arte significava avere la pressione bassa, tre tendiniti e la sensazione di non aver capito assolutamente nulla di ciò che avevi visto nelle precedenti sette ore.
La buona notizia è che Art Dubai nel 2026 sembra finalmente aver accettato una verità semplice: le persone hanno anche una vita!
La fiera quest’anno si visita tranquillamente in due ore; forse due ore e mezza se vi fermate a leggere davvero tutti i testi, o se fingete di contemplare un’opera mentre in realtà state mandando vocali dicendo “sono davanti alla cosa rossa gigante, tu dove sei?”. Ed è una liberazione.
Perché Art Dubai oggi sembra molto meno ossessionata dal voler dimostrare qualcosa e molto più interessata a diventare un ecosistema culturale incredibilmente piacevole da attraversare. Una fiera che permette anche di rilassarsi.
Rivoluzionario!
Andiamo per steps!
Lo spazio espositivo delle gallerie.
Molte (anzi quasi tutte) con sede a Dubai, non hanno cercato effetti speciali. E forse va bene così. Più che stupire, hanno riconfermato le proprie “scuderie” di artisti, anche se non sempre scegliendo i lavori più forti o memorabili. Però il punto, probabilmente, non era scioccare. Era consolidare. Far vedere che una scena esiste davvero, che ormai ha continuità, relazioni, istituzioni, pubblico.
My 2 cent… da non perdere!
Galleria Continua presenta uno stand quasi chiuso e due soli artisti, alto profilo per la storica galleria.
Michelangelo Pistoletto al centro con ‘Metrocubo d’infinito’, opera del 1966 e alle pareti lavori di Pascal Martine Tayou con ‘Fetish Wall’ del 2019 (la prossima volta che attaccate un chiodo al muro penserete a quest’opera).
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Le installazioni sparse lungo il percorso sono forse la cosa che tiene insieme tutta la fiera. Non solo perché interrompono la sequenza stand-corridoio-stand-corridoio, ma perché funzionano davvero come punti di orientamento mentale. “Ci vediamo sotto quella specie di torre”, “sono vicino ai tessuti”, “sto accanto alla struttura gigante in legno”. Finalmente l’arte contemporanea che torna utile anche logisticamente.
Sono lavori molto diversi tra loro, e proprio per questo aiutano a dare ritmo alla visita: Khalid Al Banna (le due enormi sculture nere, una dentro la sala espositiva, e una fuori nella zona bar) ragiona sulla città emiratina e sul suo paesaggio urbano in trasformazione; Yaw Owusu (grande pannello scultureo color ottone) usa monete del Ghana, degli Emirati e degli Stati Uniti per parlare del valore e della sua instabilità; Hashel Al Lamki (nella sala delle gallerie dovete alzare gli occhi al soffitto) lavora con materiali riciclati e tessuti rituali, tra matrimonio e sepoltura, per riflettere su moralità e saggezza collettiva.
Kevork Mourad (trovate due stupendi lavori nel corridoio d’ingresso) porta dentro la fiera memoria armena, sradicamento e idea di casa e una tecnica di disegno incredibile; Sudarshan Shetty (grande tempio di legno nella stanza con i divani e lo schermo) costruisce una specie di paesaggio domestico e architettonico fatto di legno, lanterne e oggetti che sembrano trattenere storie; Neda Razavipour (nel DXB Store enorme tappeto srotolato fino a terra) trasforma il tessile in architettura morbida, intrecciando motivi persiani e fiamminghi lungo l’immaginario della Via della Seta. Infine, il Manameh Pavilion di Rashid e Ahmed Bin Shabib (le 3 strutture colorate che arredano il foyer) recupera una struttura tradizionale pensata per ombra e ventilazione, riportandola dentro un discorso molto attuale su sostenibilità ed efficienza energetica.
È un modo intelligente di usare le installazioni: non monumenti autoreferenziali piazzati lì per fare la foto Instagram ma elementi che costruiscono ritmo, pause e connessioni dentro una fiera piccola e leggibile senza una bussola curatoriale!
Gli spazi multifunzionali
Unwritten Poetry, è forse uno degli spazi più sorprendenti della fiera.
La tradizione orale e poetica nel Golfo esiste da secoli ma qui la poesia viene tolta dalla sua teca da festival letterario e riportata dentro uno spazio vivo.
Il programma mette insieme spoken word, storytelling, performance dal vivo, scrittura collettiva e open mic. Non è la poesia recitata con tono grave davanti a trenta sedie pieghevoli e tre persone che annuiscono lentamente. È qualcosa di molto più fluido, sociale e contemporaneo.
Non è presentata come disciplina separata dal resto della fiera, ma come una forma di partecipazione, ed è coerente con tutta questa edizione, che sembra molto più interessata all’esperienza collettiva che all’idea di esclusività.
Il Listening Bar
Un “sonic sanctuary” con sessioni di ascolto guidato in vinile, live set, DJ e concerti distribuiti durante tutta la giornata. Dietro il progetto ci sono impaire, Raw Music Store e Vinyl Souk, quindi persone che a Dubai lavorano davvero sulla cultura musicale e sull’ascolto, non semplicemente sull’intrattenimento da lounge bar.
La gente si siede, ascolta musica, si ferma più del previsto, parla (si ordina un bicchiere di champagne… why not!).
DXB Store. Una open call lanciata a designer e artigiani basati negli Emirati: oltre 400 candidature, 75 creativi selezionati e la richiesta precisa che gli oggetti in vendita non superassero i 500 AED. Non tutti possono, o vogliono, comprare un’opera da decine di migliaia di euro, ma magari desiderano portarsi a casa un pezzo di creatività locale fatto bene.
Le collaborazioni con le Istituzioni
Sharjah Art Foundation partecipa con una selezione di 4 performance artistiche (guardate la programmazione sull’app di Art Dubai, ne fanno due al giorno, si tengono in una stanza all’interno dello spazio di DXB Store). Teatro, movimento, suono, corpo e musica si alternano durante i giorni della fiera.
Alserkal Avenue arriva e, come diremmo a Roma, “shalla” completamente creando atmosfera: divani bassi appoggiati a terra, maxischermo, video d’artista, corti, gente seduta senza ansia performativa.
La Barjeel Art Foundation presenta invece parte della sua collezione storica in una sala piena di tappeti che sembra quasi un salotto levantino più che uno spazio espositivo. Raffinatissima esposizione! (ve lo trovate appena entrate sulla sinistra!)
Dubai Collection: una collezione d’arte “diffusa”, costruita mettendo insieme opere appartenenti a collezionisti privati e rendendole accessibili al pubblico attraverso mostre, prestiti e programmi condivisi (se leggete I nomi dei collezionisti notate che non è proprio gente qualunque…).
Dentro Art Dubai viene presentata una selezione di lavori che racconta bene anche la direzione culturale della città: meno ossessione per il record e più tentativo di costruire memoria, archivio e continuità. Una cosa quasi rivoluzionaria, in una città che per anni è stata accusata di vivere solo nel presente.
I talks
Vi segnalo solo il Global Art Forum da anni curato da Shumon Basar. L’edizione di quest’anno si chiama Before and After Everything, e si terrà sabato 16 dalle 14,30.
Esiste da quando esiste Art Dubai ed è uno dei pochi spazi nel mondo delle fiere d’arte dove persone provenienti da arte, tecnologia, politica, architettura, media e ricerca si siedono davvero a discutere insieme per elaborare idee, immaginari e contraddizioni del presente.
Consigli Pratici:
L’offerta gastronomica resta piuttosto limitata, ma sinceramente nessuno ci obbliga a mangiare dentro. Il souq madinat accanto continua a essere una soluzione molto più sensata.
Scarpe comode, vestirsi a cipolla per sopravvivere al classico dentro/fuori assassino dell’aria condizionata e soprattutto portarsi una shopper vuota: tra cataloghi, riviste gratuite e materiali editoriali vari, per i prossimi sei mesi potrete arredare il coffee table di casa fingendo di vivere tra Dubai, Berlino e una residenza curatoriale a Beirut.
E infine una raccomandazione fondamentale: vestitevi in modo assurdo.
Art Dubai è forse l’unico posto della città dove potete mischiare righe e fiori, mettere quel vestito fucsia incomprensibile comprato una sera sotto l’effetto di troppo matcha, usare occhiali improbabili, gioielli esagerati, scarpe inutili (ma comode!).
Osate. Osate tantissimo.
E poi riempitevi gli occhi e siate grati. Perché dopo vent’anni Art Dubai è ancora qui, e continua, nel bene e nel male, a dirci che Dubai è più viva che mai.
P.S. se l’arte proprio non vi interessa… andate solo agli After Dark, gli after parties ogni sera dalle 9PM!
Yalla!
Michela
Dubai Collection
Foundry Stand
Unwritten - parete per lasciare le vostre parole
Pascal Martine Tayou - Galleria Continua
Kalid Al Banna