Diario - 11 marzo 2026


O.
Passa la prima serata di boati e allarmi con la sua amica, la musica alta per confondere i suoni, un bicchiere in mano, ballare per tenere allegri i bambini, ma poi uno sguardo, e in quello sguardo tutta la pesantezza, l’incertezza e la paura.

S.
Divide la stanza con altre 5 persone - 3 letti a castello.
Lei è nepalese, le sue compagne di stanza africane, filippine…
Sono al secondo piano di un edificio non molto alto, in un quartiere dormitorio, nella periferia gentrificata di Dubai dove noi expat occidentali andiamo a vernissage di artisti africani, filippini e nepalesi, sorseggiando calici di prosecco analcolico caldo.
S. ha paura, ma anche sonno, perché ha lavorato tutto il giorno.
Quanto scattano gli allarmi lei vuole girarsi dall’altra parte e dormire, ma le sue compagne di camera la costringono e scendere in strada… e passare la notte all’aperto. Ma la mattina dopo alle 8 è puntuale a lavoro, a casa mia.

V.
Deve tornare, rimasta bloccata all’estero. Prende un volo per avvicinarsi, si fa 10 ore di auto passando confini nel deserto. Arriva a casa, abbraccia sua figlia, si fa una doccia, va a dormire, e la mattina dopo è in sala operatoria.

C.
Organizza subito lezioni online di allenamento. Ci tiene su, i muscoli e il morale, e alla fine della lezione mette la musica e balliamo, sudate e con i sorrisi tirati. E poi piangiamo e ridiamo. E pure lei, piange e ride.

E.
Non ha retto. E’ partita tra i primi, senza lagne.
Ha guidato, preso vari aerei. Ora si sente al sicuro e ci supporta da lontano.

C.
Era in vacanza. Rimasta bloccata fuori dal paese. Organizza con colleghe psicologhe incontri online gratuiti di supporto. Sta cercando di rientrare a Dubai per rendersi disponibile di nuovo.

B.
Cerca con la sua professionalità di raccontare quello che sta davvero succedendo. Cerca di dare una versione dei fatti concreta e reale, senza allarmismi e con la calma che la contraddistingue.
B ha paura ma solo di una cosa: che finiscano i farmaci salva-vita di sua figlia.

S.
Lei si occupa di cani e gatti, il suo telefono squilla di continuo. Tanti vogliono partire portandosi gli animali. Speriamo che nessuno li lasci da soli indietro…

E.
Da giorni aveva organizzato tutto, il sabato al mare con i suoi amici, finalmente un bel gruppo maschi e femmine insieme, avrebbero fatto il bagno, e poi mangiato un hamburger. Aveva preparato la borsa, caricato lo speaker per mettere la musica, ma arrivano i primi boati… gli allarmi. Gli amici intanto arrivano a casa, decidiamo in accordo con i genitori che possono rimanere. Uno di loro è in digiuno per Ramadan, quindi inizio a preparare presto la cena, alle 18,22 gli porgo un dattero e un bicchiere di acqua. Si mangiano la pasta divorandola.
Hanno 14 anni, sono tutti libanesi. Non hanno paura, perché hanno 14 anni e si sentono invincibili, e perché sono libanesi, e sanno cosa è una guerra…

G. e A.
Sono in vacanza a Dubai, hanno 20 anni. Hanno paura. Non riescono a muoversi dall’hotel. Ci mettono una settimana a riprendersi dallo choc e a risalire sull’aereo. Alla fine tornano a casa, a Roma, a San Lorenzo.

W.
Continua a lavorare, turni in ospedale, non può permettersi di non farlo e non lascia le sue pazienti. Mi manda meme e video che mi fanno ridere…
Ma mentre lavora riceve gli allarmi, come tutti noi, e pensa ai suoi bambini a casa con la nanny…

C.
Decide di partire approfittando del lavoro e della scuola online. Ma prima di andarsene passeggia per il parco intorno a casa e raccoglie talee di piante, lo faceva suo padre. Piantare nuove radici come promessa di ritorno.

V.
Vive da sola con la figlia adolescente. Ha un lavoro di grande responsabilità ma è pagata poco. Sta male nei primi giorni del conflitto, la febbre non passa, vai in ospedale lasciando la figlia a casa da sola. Ha il terrore di dover essere ricoverata.

M.
Mentre fuori il mondo infuria è in ospedale da più di un mese. Alcune malattie non aspettano che la guerra finisca.

M.
Chiede a tutti: come stai? è l’unico modo che ha per tenere lucida la mente è usare l’arma più forte, quella dell’empatia. Si domanda se ce la farà anche dopo questa a ripartire, a trovare la determinazione e la forza di continuare questo lavoro…

I.
Si è reinventata cento volte. La sua casa è qui più di chiunque altro. Tutte le fatiche, gli investimenti, lo sguardo dei suoi dipendenti che sembrano anche più dispiaciuti di lei a stare li, a tenere aperti i negozi senza più clienti, quei turisti che ormai nella città vecchia non girano più. Nei suoi occhi un velo. Ci vediamo e non piangiamo una davanti all’altra, ma lo faremo dopo, ognuna nelle proprie macchine da sole andando verso casa.

A. e P.
Scrivono una canzone, ironica e tagliente ma non cattiva. Diventa virale, ci fa ridere molto. Armatevi e Partiam.

Alcune storie che ho raccolto, solo per non dimenticare questo momento.

Yalla Dubai.



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